Angelo o demone? Cosa importa: il paradiso è qui. La Marchese scrive “t,amo” assolvendo i peccatori, tra ange, Hegel, un petit peux “hengel” e meno (?) demon. Di Luca Boddi

 

 


 

Docente di musica e artista, Luca Boddi, in arte Remo Quirina, indaga l'universo erotico creato dalla poetessa e curatrice d'arte Maria Marchese, nella sua ultima pubblicazione "Scrivo t,amo".  In essa, l’autrice, che manifesta una padronanza della lingua inusuale, asserve quest’ultima alla propria narrazione, miniando sfumature del rapporto amoroso che nasce indubbiamente dall’incontro tra sensi e carni e sconfina, poi, in una sfera spirituale quasi inviolabile… in tutto ciò , appunto, il rincorrersi e l’incontro di ossimori diventa un amplesso totalizzante.

A sx. Una recente immagine della poetessa, curatrice e critica d’arte comasca Maria Marchese. A dx. La copertina di "Scrivo t,amo", la sua terza raccolta poetica, che tratta di amore e Eros. Maria Marchese esordisce come poetessa nel 2017, con "Le scarpe rosse - Tra tumultuoso mare e placide acque", edito da Booksprint edizioni. Nel 2022 pubblica "Fragilità poetiche" e a Giugno 2023 questa terza silloge.
Maria Marchese, poetessa, curatrice e critica d’arte. A dx la copertina di "Scrivo t,amo"  



Di Luca Boddi

 

Il titolo della raccolta di poesie “Scrivo t,amo”  della poetessa Maria Marchese , introduce al tema dell’amore in modo anomalo; l’apostrofo non è un apostrofo ma una virgola. Si percepisce quindi, e ci si aspetta, che ne uscirà un’argomentazione originale di un grande tema. La prima lettura è avvenuta senza sosta, in modo da lasciar scorrere la narrazione e poterne coglierne la naturale fluidità. Una seconda è servita per fissare l’attenzione sui molti termini che la scrittrice trasla e carica di nuovi e insoliti significati. La terza, infine, per fare sintesi ed identificare un filo conduttore che potesse fornire all’opera un convincente carattere di unità.
Mi sono così persuaso di essere davanti ad un’opera che affronta un argomento delicato in modo quantomeno originale. Inizialmente ho pensato all’amore in senso lato, contenente nella sua ampiezza esso stesso (l’amore) ma anche l’eros non in modo isolato, per poi coglierne di entrambi la sublimazione, che inevitabilmente comporta un incontro di anime. Come è possibile dunque un collegamento tra i vari aspetti, in modo che uno non escluda l’altro (sebbene un’ampia letteratura li abbia trattati in modo autonomo e distinto) dando ad ognuno di essi un significato proprio ma non esclusivo, e interpretarne così i vari aspetti in modo unitario? Ne ho data una sorta di interpretazione di tipo “filosofico”, ossia di un pensiero che la Marchese sviluppa nella stesura di ogni sua poesia, in modi e forme variabili di un solo iter che ella ritiene essere la trama dei rapporti di anime che scelgono di gustare la pratica amorosa nei suoi molteplici aspetti per lei inevitabilmente legati e in modo tale che ognuno sia parte essenziale del tutto. 
Mi pare di cogliere nel pensiero della poetessa come una sorta di movimento, di divenire dell’atto sessuale a cui ella allude che, non essendo narrato come fine a sé stesso, necessita appunto di una reazione. Essa sembra essere innescata dall’anelito verso una forma di spiritualità che può essere raggiunta in questo caso attraverso l’atto sessuale, spiritualità necessaria quindi, senza la quale esso rimarrebbe vuoto. 
Ciò mi rimanda, appunto, alla sintesi Hegeliana laddove la stasi dell’eros (tesi) è interrotta da un concetto opposto, lo spirito (antitesi) che inevitabilmente porta all’amore (sintesi) nell’unione non solo di corpi ma anche di anime, per poi fare ritorno verso l’origine ma in modo arricchito, poiché ogni oggetto di esperienza non può necessariamente uscire da essa uguale e sé stesso. In questo viaggio - distacco da sé, uniti in un respiro di estasi dei sensi, corpi ed anime assaporano il sublime, inteso come stupore inaccessibile, attraverso l’eros. 
Alcune immagini di Maria Marchese.
Alcune immagini di Maria Marchese. 


La Marchese interpreta il gesto erotico traducendolo in “sapore, rito, odore, preghiera, desiderio, delizia, ambizione, esilio, incontro, complicità, intrigo, capriccio” ingredienti necessari per “celebrare questa eucaristia di anime” come in una sorta di transustanziazione estatica dell’eros. 
L’atto sessuale si tramuta in una sorta di collegamento tra conoscibile e non conoscibile, dove i gemiti degli amanti assumono carattere di arcana felicità tra “audaci preghiere – inconfessate suppliche” e dove trovano posto “i silenzi del mio altare - dita che si appropriano del sublime” e “ dove inizia il miracolo - solo allora, sacro e profano si sposano, in un unico tempio - tra carne e solennità il sublime diventa alcova” e dove il “battesimo che muta l’essere è fonte di purificazione - assolutore da dolci penitenze” insomma un rito religiosamente pagano che non appare, nell’equilibrio poetico, per niente dissacratorio. Solo un grande dubbio però: in questo groviglio di sensi ed estasi, siamo angeli o demoni? La poetessa lo scioglie velocemente “cosa importa, il paradiso è qui.” La tavola è apparecchiata, il pranzo è servito. 
Il merito della Marchese è quello di aver riempito di contenuto spirituale l’inebriante gesto dell’eros, togliendolo dall’imbarazzante tradizionale isolamento, con una poesia densa di gustosi sapori e suadenti allusioni finalizzati non solo alla sazietà dei sensi, ma anche all’anelito del sublime.  

Scrivo t,amo  raccoglie 58 poesie, alcune tradotte in lingua straniera da docenti e artisti di nota fama, tra cui Khira Jalil, artista, critica d’arte e autrice marocchina, Maribel De Alba Fernández, artista spagnola, Arjan Kallco, docente presso l’Università di Korca; questo particolare lo rende un progetto internazionale. L’edizione presenta, al proprio interno, 2 copertine, una all’inizio ed una nella parte finale, ma la particolarità è che esse costituiscono 2 principi, annientando così il senso della fine: le poesie, infatti, partono in ordine crescente, ma, giunti a metà opera, sorprendente decrescono numericamente fino a tornare ad una nuova prima pagina. Nel centro c’è un’unica poesia, che si ripete due volte, scritta a 4 mani Angelo Orazio Pregoni , artista sinestetico e intellettuale.
Sono due, in realtà, anche i prefatori: lo storico dell’arte Valeriano Venneri e lo chef stellato milanese Tano Simonato , proprietario del noto locale “Tano passami l’olio”, nella città di Milano. Nella copertina, L’autrice indossa un’opera in seta di Luciano Vetturini , ricongiungendo la propria immagine alla sua professione, nonché grande amore, per l’arte.
È possibile ricevere una copia con dedica di “Scrivo t, amo” scrivendo dall’autrice all’indirizzo mail mary.up74@gmail.com
oppure ordinandolo su Amazon.
 
 
Luca Boddi
Pisano, Luca Boddi si laurea in musica nel 1985. È un fervente amante dei macchiaioli, di Guttuso e De Chirico. Da diversi anni dipinge e espone a livello locale, nazionale e internazionale.
 

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