Il Canneto di Marco Nava: le flesse canne che proteggono gli animi artistici. By Maria Marchese

Percettibili velature ospitano le canne di Marco Nava che, ne "Il canneto", crea atmosfere metafisiche in cui tutto può accadere; qui, tanto un folletto quanto un artista possono esprimersi liberamente, mente il mondo continua il suo tram tram quotidiano. 

        a cura di Maria Marchese

  

L'opera del neoavanguardista Marco Nava "Il canneto"
Il canneto, Marco Nava 

a cura di Maria Marchese

“La luna saliva davanti a lui, e le voci della sera avvertivano l’uomo che la sua giornata era finita. Era il grido cadenzato del cuculo, il zirlio del grilli precoci, qualche gremito di uccello; era il sospiro delle canne e la voce sempre più chiara del fiume: ma era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa; sì la giornata dell’uomo lavoratore era finita, ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti…” 

da “Canne al vento”, Grazia Deledda


L’atmosfera liberata dalla scrittrice sarda, in queste righe tratte da "Canne al vento", sposa amabilmente la dissertazione astratta “Il canneto”, dell’artista ferrarese Marco Nava.
In essa, egli ritrae, in maniera mirabile, la personalità di Tancredi Parmeggiani, noto artista neoavanguardista, scomparso, peraltro, tragicamente, in giovane età, allignandone l’essenza proprio al termine di quella giornata, dalla Deledda sospirata, ove ha fine la pratica e lo spirito diviene errabondo.
Nava suggela, affermando uno strato di pigmento oleoso dopo l’altro, la liberazione di un intimo viaggio, ove microspazi, come timidi, seppur decisi e irreali versi, polverizzano la limitatezza e la precarietà dell’esistenza sensibile.
Un immaginario, quello creato dal pittore, attraverso pennellate veloci e decise, che diviene depositario del tempo necessario per ridefinire e sfumare se stesso e il pensiero estetico realizzato.
Su questo impalpabile tessuto, cognitivo e non, molecole di colore, tacitamente, prillano; la loro forza si ricongiunge e dà vita ad un nucleo, un'unità, le cui "pagine" sovrapposte divengono un floema esistenziale. 

L'artista neoavanguardista Marco Nava
Marco Nava 


Nava, ivi, esprime un’ascesa, e della ratio e spirituale, che procede, da una condizione di transizione verso l’equilibrio.
Ammanta la prima entro gli indugi profusi dalle vibrazioni del grigio, nella parte inferiore della tela; la risolve, invero, nella parte superna, laddove diviene nitore e nivea euritmia. 
Tra le trame del frugale manto, s’intravedono sfumate note cromatiche (rosso, blu, marrone, viola, nero.. ) che, come cinigia, declamano, sottovoce, il timido e composto manifestarsi di diverse "atmosfere umane" , quali passionalità, intelligenza, misticismo, piacere, determinazione, mistero …


“Sii come bambù, fuori duro e compatto, dentro morbido e cavo. Le sue radici sono saldamente confitte nel terreno e si intrecciano con quelle di altre piante per rafforzarsi e sorreggersi a vicenda. Lo stelo si lascia
investire liberamente dal vento e lungi dal resistergli si piega. Ciò che si piega è molto più difficile a spezzarsi” . 

                pensiero Buddista

Nava disegna, in questo modo, la personalità di Tancredi Parmeggiani: come un serico, prezioso delubro.

Questo tempio serba in sé il dolce flettersi dell’animo umano che, come canna di bambù, si inarca, per non essere avvinto, travolto dalle vicissitudini; si dispiega, in seguito, come metamorfica figura, proficiente verso la piena realizzazione del proprio io reale.


“Il mio vocabolario è l’universo… un uomo è tanto più grande quanto universo ha in sé” . 

        Tancredi Parmeggiani


Cogliere il disquisire dell’universo diviene l’amena riserva dalla quale partire, per rappresentare proficue
sedizioni atte ad elevare l’artista e l’individuo verso illimitati raggiungimenti.
Seguo il percorso artistico di Marco Nava da diverso tempo: in esso ho potuto ammirare il disvelarsi di un
artista ferace, mutevole e capace… meritevole di approdare a traguardi sempre p
iù significativi.


Maria Marchese con l'opera "Il canneto", di Marco Nava 


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