"WALL STREET" DANIELE CARLETTI a cura di Maria Marchese


Wall Street - Daniele Carletti


        a cura Maria Marchese


"Tra i tetti e i campanili di un antico monastero, i corvi imposero la superiorità del loro numero a passeri e colombi; e persino al vecchio barbagianni greve di sonno sentenzioso. Dicevano i corvi che il dominio sugli altri uccelli era loro da natura predestinato per il bel nero delle penne; che solennità e autorevolezza altro colore che il nero non avere. E così gli altri uccelli si convinsero, con avallo filosofico del barbagianni.


Ma un giorno videro i corvi più anziani fissare alle loro ali stupende penne di pavone, gracchiando di compiacenza, ei corvi più giovani razzolare tra le tegole in cerca delle penne lasciate dai colombi" . 


          "Favole della dittatura"  Leonardo Sciascia




Daniele Carletti
Daniele Carletti - ph Sergio Castelli 

Il primo libro di Leonardo Sciascia, quello quasi sconosciuto, pubblicato nel 1950, favola l'amara realtà della coercizione e della sudditanza esercitata dal mainstream sulle classi più deboli. Questa, in particolar modo, sottolinea i meccanismi del potere. 

Daniele Carletti toglie il "miele", impresso tra le parole dalla formula favolistica utilizzata da Leonardo Sciascia, e vivifica sulla tela uno spaccato umano fortemente realistico, le cui radici allignano nell'antichità: ritroviamo la teriocefalia (dal greco thēr / thērósΘηριον, "bestia feroce" e kephaléκἐφαλος, "testa") sin dall'antico Egitto.

L'artista ferrarese crea, attraverso l'uso pigmento oleoso, la dignità di uno spessore temporale e della stratificazione dissertativa: lumeggia  allora con tenuità tonali un tunnel esperienziale. 

Sembra poi infliggere, col colore acrilico, la presenza teriomorfica, come apice del contesto erratico: l'uomo/corvo ivi appare come momento clou. 

Il Maestro Ferrarese indova, nel conflitto tra l'eterno e l'istante, la significanza di un tema sempre attuale: dalle trame del tempo, infatti, assurge, vincente, la figura della mente dittatoriale, presente oggi come non mai. 

Sceglie il corvo, come simbolo di quest'ultima, perché ad esso viene attribuita la nomea di "spazzino" , ossia colui che divora tutto, lasciando unicamente la mera carcassa. 

Notoriamente gli vengono riconosciuti virtù e difetti: il mistero del rituale magico, l'intelligenza, la forza caratteriale... 

L'autore ritrova quei pregi in esso e altresì la volontà di utilizzarli esclusivamente per instaurare legami di sudditanza e paura. 

Per soddisfare questa sua visione, l'artista di Ferrara "fredda" sul supporto 

materico un "costrutto umano" , che rimanda ai formali e inamidati colletti degli impiegati della nota via newyorchese, dove calcolo e guadagno sono i soli dictat vigenti. 

L'autore veste letteralmente il soggetto con l'impeccabile candore della camicia, suggellando la perfezione di quegli iter mentali con particolari veri, quali la cravatta e il fazzoletto nel taschino.

Sceglie un inanimato e lucido bottone per esprimere uno sguardo marmoreo; le fauci sono aperte, ferme e edaci... 

Il pittore lo graffia, col pennello, fortificandone così la presenza. 

Daniele Carletti realizza una parabola a metà: l'insegnamento e la morale vengono annichilate dal soggetto.


Molto potente è chi ha se stesso in proprio potere.” 

                          Lucio Anneo Seneca

Ora stiamo raggiungendo la fase in cui alcuni vogliono installare, formalizzare e perpetuare il potere che hanno sugli altri all'interno di una gerarchia sociale... 

Sin dalle origini della storia c'era qualcuno che aveva una consapevolezza diversa: ritrovare la pienezza della propria dimensione può essere un'arma non belligerante per ripartire. 

Anche lui, però, finì per essere vittima delle "sozzure" che fluiscono, carsiche, nei meandri della società. 

 













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